
BioOrto ElettroAttivo: energia, orticoltura bioattiva e CER nel progetto pilota piemontese che interessa anche la filiera nutraceutica
Agrivoltaico, orticoltura bioattiva enutraceuticaentrano nella filiera sostenibile con BioOrto ElettroAttivo, impianto pilota inaugurato in Piemonte da Ecomotive Solutions. Il progetto nasce a Serralunga di Crea, in provincia di Alessandria, nella zona industriale della frazione Madonnina, e mette insieme produzione di energia rinnovabile, coltivazione orticola e possibile condivisione dell’energia nelle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER). Il dato interessante, per chi segue la filiera nutraceutica e le produzioni a valore funzionale, non è solo l’impianto fotovoltaico. Il punto è il modello: usare la stessa superficie per generare energia e coltivare ortaggi con un approccio orientato alla vitalità del suolo, alla qualità nutrizionale e alla replicabilità in contesti produttivi, aziendali, scolastici o pubblici.
Un impianto pilota tra energia e coltivazione
BioOrto ElettroAttivo è promosso da Holdim Group ed Ecomotive Solutions, azienda con sede a Serralunga di Crea attiva nelle tecnologie per carburanti alternativi, energie rinnovabili e sistemi applicati alla mobilità sostenibile. Il sito pilota è stato presentato durante l’evento “Nutrimento Solare Vivo”, con visita all’impianto e taglio del nastro. La struttura agrivoltaica semitrasparente copre circa 190 metri quadrati ed è equipaggiata con 84 moduli fotovoltaici bifacciali a doppio vetro. La potenza installata è di 25,6 kWp, con una produzione attesa di circa 33,8 MWh all’anno.
Sotto la copertura trova spazio un orto bioattivo di circa 200 metri quadrati, organizzato in dieci casse rialzate. La superficie coltivabile netta indicata dal progetto è di 87,5 metri quadrati. La copertura fotovoltaica non serve solo a produrre elettricità. Secondo i promotori, contribuisce anche alla creazione di un microclima più favorevole alle colture, con schermatura parziale, minore esposizione agli stress climatici e migliore gestione delle risorse naturali.
Perché interessa alla filiera nutraceutica
Il progetto usa il termine “orticoltura bioattiva” per indicare un metodo orientato alla rigenerazione del suolo e alla qualità delle produzioni. Per la filiera nutraceutica, il punto da osservare è proprio questo: la possibilità di collegare energia rinnovabile, materie prime vegetali, welfare aziendale e modelli territoriali di produzione. Non siamo davanti a un impianto pensato per la produzione industriale di ingredienti per la filiera nutraceutica. Siamo, piuttosto, davanti a un prototipo che prova a integrare sostenibilità energetica e coltivazione di valore nutrizionale in uno spazio contenuto.
La distinzione è importante: il progetto non va letto come una promessa di claim salutistici, ma come una piattaforma sperimentale che potrebbe aprire applicazioni per aziende agricole, imprese alimentari, realtà del benessere, mense aziendali, scuole e comunità locali. La produzione agricola sotto pannelli, se monitorata con criteri scientifici, può diventare un tema utile anche per chi lavora su ingredienti vegetali, supply chain sostenibile e comunicazione ESG. In questo senso, la presenza del Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari dell’Università di Torino come partner scientifico è un elemento rilevante.
Il nodo delle Comunità Energetiche Rinnovabili
Uno degli aspetti più interessanti del modello è la possibile integrazione con le Comunità Energetiche Rinnovabili. Le CER permettono a soggetti diversi di condividere energia prodotta da fonti rinnovabili, secondo le regole definite dal quadro nazionale e gestite dal GSE. Nel caso del BioOrto ElettroAttivo, l’energia generata dall’impianto può sostenere consumi locali e servizi collegati. Il comunicato segnala anche la connessione di una colonnina aziendale, così da usare l’elettricità prodotta per la ricarica dei veicoli elettrici.
Il modello, quindi, non si limita alla produzione agricola. Tiene insieme autoconsumo, mobilità elettrica, superfici produttive, aree marginali e welfare territoriale. Per le imprese, la parte da valutare sarà la sostenibilità economica della replica: costi di installazione, ritorno energetico, gestione agronomica, manutenzione, autorizzazioni e reale domanda locale.
Una rete tra industria, agricoltura e ricerca
Il progetto è nato nel 2024 e ha fatto un passaggio formale a Ecomondo 2025, con la firma di una lettera di intenti tra i partner. Accanto a Ecomotive Solutions ed Ecofuturo sono coinvolti AstiEnergy, Orto Bioattivo di Andrea Battiata, OlivaService per Agora Solar, ReaEnergia e CER Per Te. La rete mette insieme competenze energetiche, fotovoltaiche, agricole, scientifiche e territoriali. Il supporto del DISAFA dell’Università di Torino e il patrocinio dell’Accademia di Agricoltura di Torino servono a dare al progetto una base più solida rispetto alla semplice narrazione green.
Per il mercato B2B, la domanda vera sarà la capacità di passare dal pilota alla replicabilità. Il formato “chiavi in mano” citato dai promotori può interessare aziende agricole, imprese con aree disponibili, amministrazioni pubbliche, scuole e realtà che vogliono collegare energia rinnovabile, orticoltura, educazione ambientale e benessere aziendale.
Le superfici aziendali e territoriali possono diventare piattaforme ibride, capaci di produrre energia, coltivare cibo e costruire servizi locali. Per la filiera nutraceutica, sarà utile osservare se il modello produrrà dati misurabili sulla qualità delle colture, sulla resa agronomica e sull’effettivo valore ambientale dell’integrazione agrivoltaica.


