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Cosmetica italiana e piani green: come si stanno trasformando le aziende

Il settore cosmetico italiano, come altri settori, si trova in una fase di trasformazione in chiave sostenibile per adeguarsi alle richieste di Agenda 2030 e della transizione ecologica. Le aziende, grandi o piccole che siano, stanno adottando delle strategie ambientali, sociali ed economiche che vanno oltre lo slogan “green”, ma non tutte procedono allo stesso ritmo e capita che alcune soluzioni per diminuire i consumi e renderli più ecocompatibili può fuorviare verso il greenwashing o addirittura rivelarsi, alla fine del processo, meno ecologiche di quelle adottate in partenza.

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certificazioni

C’è quindi bisogno di un continuo confronto edi continue analisi per evitare di investire in progetti inadatti, che poi andrebbero cambiati. E’ in questo contesto che si inseriscono le collaborazioni tra università scientifiche e associazioni di categoria del settore.

Verso una cosmetica più “verde”

L’indagine condotta quest’anno in collaborazione tra università ed associazioni ha fotografato uno scenario nel quale circa il 23 % delle materie prime utilizzate dalle imprese cosmetiche è definita “green” — ovvero riciclata, recuperata o biobased. Questo passaggio, in fortissima crescita anche se ancora minoritario, segnala che la sostenibilità sta diventando parte dell’agenda industriale ed è un settore industriale destinato a crescere ancora. Sul fronte delle risorse idriche, l’81 % delle aziende ha dichiarato di realizzare almeno una iniziativa di risparmio ogni anno. In merito ai rifiuti, circa il 63 % viene correttamente recuperato. Per l’energia, circa la metà del campione utilizza fonti rinnovabili, ma resta circa un terzo delle aziende che non ha un piano strutturato di riduzione delle emissioni.

Nel packaging si registra un altro cambio di passo: oltre la metà delle aziende sta lavorando al refill o ad aumentare la percentuale di materiale riciclato. Tuttavia, solo circa un quarto delle imprese adotta metodologie quantitative come la Life Cycle Assessment per misurare l’impatto del prodotto finito.

Le sette aree chiave per il cambiamento

Le imprese sono allineate su sette pilastri fondamentali: scelta delle materie prime sostenibili, eco-progettazione dei prodotti, packaging circolare, processi produttivi a basso impatto, logistica efficiente, comunicazione trasparente, responsabilità sociale d’impresa. La sostenibilità non è solo negli stabilimenti, ma coinvolge tutta la filiera che porta il cosmetico dall’idea al consumatore.

 Le grandi aziende del comparto hanno già team dedicati ESG e redigono bilanci di sostenibilità; le PMI stanno invece definendo obiettivi misurabili come la riduzione del consumo d’acqua, l’uso di energia rinnovabile o l’aumento del riciclato. Il coinvolgimento della filiera è fondamentale: solo così si evita che l’impegno ambientale resti confinato all’“inside” della singola azienda.

Sfide ancora aperte

Non tutto è rosa come il packaging minimale. La standardizzazione delle metriche rappresenta un ostacolo: mancano indicatori uniformi che permettano di confrontare performance tra aziende diverse. I costi per certificazioni e sistemi di misurazione pesano soprattutto sulle realtà di dimensioni più ridotte e il tema del “greenwashing” con le sue comunicazioni generiche e non supportate da dati rischiano di indebolire la credibilità del comparto. Si può dire che la trasformazione è in atto, ma richiede risorse, chiarezza e strumenti condivisi per evitare che la sostenibilità resti un’etichetta più che un impegno reale.

Secondo quanto si riscontra per accelerare il processo e arrivare alla meta entro il 2030 serve definire e adottare standard comuni, che rendano confrontabili tra loro le performance ambientali e sociali delle aziende. E’ necessario anche che sia individuato un sistema di incentivi e di supporti alle PMI, che possono essere finanziamenti pubblici, agevolazioni fiscali, sostegni alla formazione tecnica per chi investe in decarbonizzazione o economia circolare. Oltrettutto va rafforzata la formazione interna: manager e operativi devono avere competenze su supply chain sostenibile, misurazione impatti e comunicazione efficace.

Se si può dire che nel settore cosmetico italiano la sostenibilità sta passando da idea a prassi si deve anche dire che le aziende che oggi investono nella transizione ecologica ed energetica sono anche quelle che guardano più avanti in termini di competitività. Ma il vero salto di qualità arriverà solo quando ogni fase dei processi, dalla materia prima al consumatore, sarà integrata nel disegno della sostenibilità, e non trattata come un’aggiunta laterale o di marketing. In quel momento, il beauty potrà davvero dimostrare che bellezza e responsabilità ambientale possono procedere in parallelo.

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