
Packaging, EPR, PPWR e scadenze. Chi arriva tardi paga il conto, perché il 2026 è l’anno della verità
Il 2026 sarà l’anno in cui molte regole sul packaging smetteranno di essere “rumore di fondo” normativo e diventeranno scadenze vere, con obblighi di reporting, registrazioni in EPR e nuovi requisiti di progettazione. Dagli Stati Uniti all’Europa, i brand di cosmetica e integratori dovranno sapere dove sono registrati, quali dati stanno comunicando e quanto i nuovi schemi andranno a impattare costi, materiali e supply chain. Chi lavora oggi su formulazione e confezionamento ha pochissimo margine per farsi trovare impreparato.
Perché il 2026 è uno spartiacque per l’EPR
Negli USA diversi stati stanno chiudendo il cerchio sulle leggi votate negli ultimi anni. In New Jersey il destino dei disegni di legge su EPR e etichettatura di riciclabilità si gioca nella sessione “lame duck”, con una deadline fissata al 13 gennaio 2026: se non passano entro quella data, decadono e si dovrà ripartire da capo.
Per le aziende con portafogli multinazionali questo significa tenere insieme mappe normative molto diverse tra loro, valutando quando una linea di packaging può essere standardizzata e quando invece serviranno varianti specifiche per stato o per area.
Stati Uniti: Colorado, California e Washington accelerano
Il Colorado è uno degli stati più avanzati nell’implementazione dell’EPR: il Program Plan proposto da Circular Action Alliance (CAA) è sul tavolo del Department of Public Health and Environment, che ha tempo fino al 12 dicembre 2025 per approvarlo o respingerlo. Se approvato, il programma partirà il 1° gennaio 2026.
In California, intanto, i produttori hanno già dovuto inviare a CAA i dati di packaging relativi alla legge SB 54, con una scadenza di reporting fissata al 15 novembre 2025, nonostante il quadro regolatorio non sia ancora completamente finalizzato. I dati raccolti serviranno a costruire il Program Plan, definire le baseline di riduzione alla fonte e impostare i futuri fee EPR, che scatteranno dal 2027.
Washington, che ha approvato il proprio schema EPR nel 2025, entra ora nella fase operativa: dal gennaio 2026 verrà istituito l’Advisory Council e inizierà la rulemaking, mentre i produttori che intendono nominare CAA come PRO dovranno registrarsi entro il 15 febbraio 2026.
Per chi esporta in Nord America, questo significa tre sistemi diversi, tre cronoprogrammi e tre set di dati da presidiare.
Europa: il countdown del PPWR
Sul fronte europeo, il Packaging and Packaging Waste Regulation (PPWR) è già stato approvato e ora entra nella fase del “countdown operativo”. Le misure legalmente vincolanti entreranno in vigore nell’agosto 2026, con un aumento progressivo dei requisiti fino al 2040.
Il PPWR punta a standardizzare cinque pilastri: EPR, riciclabilità, contenuto riciclato, minimizzazione del packaging e conformità alle linee guida di design. Dal 2027 gli Stati membri dovranno utilizzare categorie e tempistiche di reporting armonizzate, anche se i brand continueranno a registrarsi in ogni singolo paese in cui immettono imballaggi sul mercato.
Per il beauty questo si traduce in obiettivi concreti su peso, struttura, materiali e componenti accessori (tappi, pompe, shrink, multicomparto): il “nice to have” di ieri diventa un vincolo di legge, con possibili penalizzazioni tariffarie per chi non si adegua.
Cosa devono fare ora brand e fornitori di packaging
Nel quadro che si sta delineando, la domanda chiave per le aziende della filiera cosmetica non è più “se” l’EPR e il PPWR avranno un impatto sul business, ma “quanto” e “quanto in fretta”. I punti caldi sono tre:
- mappare con precisione dove sono venduti prodotti e refill.
- costruire un flusso dati solido su pesi, materiali e riciclabilità reale.
- coinvolgere fin da subito i converter per ridisegnare linee e componenti critici.
Chi inizierà ora a ragionare su portfolio, razionalizzazione dei formati e scelte materiche avrà più margine per usare le nuove regole come leva competitiva, invece che subirle come semplice costo regolatorio.


