Innovazione e nuovi prodotti

Upcycling cosmetico: Verel studia ingredienti da scarti agricoli

Scarti agroalimentari italiani sono al centro di tre studi presentati a GA 2026 da Verel, tra nuovi ingredienti skincare e haircare, upcycling e ricerca cosmetica. A Reims, dove dal 30 agosto al 2 settembre si è svolto il 74° International Congress della Society for Medicinal Plant and Natural Product Research, Verel ha portato una comunicazione orale dedicata a SAFFROSENSE e due poster scientifici sviluppati in collaborazione con Davines Group. Il congresso internazionale è dedicato alla ricerca su piante medicinali e prodotti naturali e comprende tra i temi scientifici dell’edizione 2026 proprio lacircular bioeconomy, insieme a biodiversità, metabolomica, analisi e formulazione dei prodotti naturali.

Verel, produttore cosmetico conto terzi con sede a Lesignano de’ Bagni, nel Parmense, già nei giron scorsi aveva annunciato la presentazione di tre lavori che partono dalla valorizzazione di biomasse e sottoprodotti agricoli. Due delle ricerche sono state sviluppate in collaborazione conDavines Group, mentre per le attività in vitro l’azienda indica la collaborazione con il Dipartimento di Scienze degli Alimenti e del Farmaco dell’Università di Parma.

Dal fiore dello zafferano a un attivo skincare

Il primo progetto riguardaSAFFROSENSE, attivo proprietario sviluppato a partire dalla biomassa fiorale diCrocus sativus L., la pianta dello zafferano. Dopo la raccolta degli stigmi, utilizzati come spezia, una parte consistente del fiore rimane infatti disponibile come biomassa. Secondo quanto comunicato da Verel, il percorso di sviluppo dell’ingrediente comprende caratterizzazione chimica, valutazione antiossidante in vitro, saggi di vitalità cellulare su fibroblasti umani e uno studio clinico strumentale contro placebo condotto su 30 volontarie. La ricerca è stata presentata il 2 settembre a GA 2026 da Chiara Spaggiari, R&D Scientist dell’azienda.

L’aspetto interessante per la filiera cosmetica non riguarda soltanto l’origine naturale dell’attivo. Il progetto mostra un modello nel quale un sottoprodotto agricolo viene seguito lungo un percorso che comprende selezione della biomassa, estrazione, caratterizzazione analitica e valutazione dell’efficacia prima dell’impiego formulativo. È un passaggio importante anche sul fronte dei claim: l’origine circolare di un ingrediente può costituire un elemento di sostenibilità, ma rimane distinta dalla dimostrazione della sua funzionalità cosmetica. Per sostenere una promessa di efficacia servono dati specifici sul prodotto o sull’ingrediente e un dossier adeguato.

Annunci

certificazioni

Arancia, clementina e albicocca per l’haircare

Un secondo filone presentato a Reims riguardatre estratti destinati all’haircare ottenuti da sottoprodotti agroalimentari italiani. La ricerca, realizzata con Davines Group, utilizza bucce di arancia amara, residui della lavorazione della clementina e sottoprodotti dell’albicocca. Verel indica che le biomasse provengono da filiere agricole certificate Regenerative Organic e sono state studiate per il possibile utilizzo in ingredienti destinati a formulazioni haircare. Il collegamento con l’agricoltura rigenerativa è coerente con il percorso sviluppato da Davines negli ultimi anni.

Il gruppo ha creato a Parma l’European Regenerative Organic Center, centro dedicato alla ricerca e alla formazione sull’agricoltura biologica rigenerativa, e dichiara di lavorare all’aumento degli ingredienti provenienti da questo tipo di filiera. Il modello apre una possibilità interessante per i fornitori di materie prime: non partire necessariamente da nuove coltivazioni dedicate, ma individuare frazioni di produzioni agroalimentari già esistenti che possano essere recuperate, caratterizzate e trasformate in ingredienti adatti alla cosmetica. Naturalmente non tutti gli scarti possono diventare automaticamente materie prime cosmetiche. Stabilità, contaminanti, composizione, tracciabilità, riproducibilità tra diversi raccolti e sicurezza devono essere valutati prima dell’industrializzazione.

Il trifoglio rosso entra nella ricerca sulla scalp longevity

Il terzo progetto porta invece l’attenzione sulTrifolium pratense, il trifoglio rosso. Verel e Davines hanno utilizzato un approccio di metabolomica untargeted, cioè un’analisi ampia dei metaboliti presenti nel materiale vegetale, per confrontare fiori, foglie e parti aeree della pianta e individuare le frazioni più interessanti per il successivo sviluppo di ingredienti haircare. L’obiettivo dichiarato è esplorare applicazioni legate alla cosiddettascalp longevity, uno dei filoni emergenti della ricerca haircare che trasferisce sul cuoio capelluto alcuni approcci già sviluppati nella skincare.

In questa fase, tuttavia, è corretto parlare diricerca e selezione delle frazioni vegetali, senza trasformare automaticamente il concetto di scalp longevity in un claim di efficacia del nuovo ingrediente. Il contesto scientifico scelto per presentare i lavori è significativo. GA 2026 riunisce ricerca accademica e industria nel campo dei prodotti naturali e, secondo gli organizzatori, la Society for Medicinal Plant and Natural Product Research rappresenta la maggiore società scientifica europea del settore, con oltre 500 partecipanti annuali provenienti da università e imprese. Gli abstract del congresso vengono valutati dal comitato scientifico e quelli accettati sono destinati alla pubblicazione in uno Special Conference Issue diPlanta Medica.

Per la cosmetica, il segnale è più ampio dei singoli ingredienti presentati a Reims:economia circolare e ricerca sugli attivi naturali stanno iniziando a convergere. Recuperare una biomassa non basta più. Per entrare in una formulazione competitiva deve diventare una materia prima standardizzata, tracciabile, caratterizzata e accompagnata da dati capaci di sostenerne l’utilizzo cosmetico

Annunci

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.I campi obbligatori sono contrassegnati*